Tutto quello che c’è da sapere su Alberto Menichelli, una delle figure più vicine al leader del PCI negli anni centrali della sua segreteria.
Alberto Menichelli, ricordato come il “fedelissimo autista” di Enrico Berlinguer, ha raccontato spesso aneddoti sul leader comunista e continuato a tenere viva la sua memoria, dimostrando un profondo legame. Di seguito, una panoramica di approfondimento su di lui: biografia, carriera e rapporto con il leader del PCI.
Alberto Menichelli: biografia e carriera
Classe 1928, romano, Alberto Menichelli proveniva da una famiglia antifascista: suo padre era un ferroviere socialista. Prima di diventare un collaboratore stretto di Berlinguer ha svolto la professione di operaio edile. In seguito, nel 1964, è entrato a contatto con la sede del PCI, lavorando a Botteghe Oscure (sede storica del partito a Roma). Inizialmente ha collaborato con Umberto Terracini, per poi passare alla vigilanza.
Dal 1969 al 1984 (anno della morte di Berlinguer) è stato il suo autista personale, capo della vigilanza e capo-scorta. Per quindici anni ha infatti accompagnato Berlinguer ovunque, diventando una figura di grande fiducia e quasi un ‘angelo custode’.
Dopo la morte del leader del PCI, Menichelli è stato attivo nell’Associazione Culturale Enrico Berlinguer del Quadraro-Cinecittà a Roma. Inoltre, ha scritto il libro “In auto con Berlinguer. Quindici anni con il segretario del PCI” (anche noto come L’autista di Berlinguer), in cui racconta i suoi anni al fianco del segretario. La prima uscita del libro è datata giugno 2014, come allegato al quotidiano “l’Unità”.
È morto a Roma il 25 agosto 2017, a 88 anni, per un cancro, ed ai suoi funerali hanno partecipato molti esponenti della sinistra italiana. I funerali si sono svolti nella Basilica di San Giovanni Bosco a Cinecittà, e dopo la cerimonia ci fu una commemorazione al circolo dell’Associazione Culturale Enrico Berlinguer del Quadraro-Cinecittà, di cui Menichelli era presidente.
Il suo rapporto con Enrico Berlinguer
Il rapporto tra Menichelli e Berlinguer è andato ben oltre quello professionale, durò dal 1969 al 1984 (15 anni) e divenne un legame di grande fiducia, confidenza e affetto reciproco. Menichelli era considerato l’angelo custode di Berlinguer: lo accompagnava ovunque, gestiva la vigilanza del partito (insieme ad altri compagni come Dante Franceschini), guidava l’auto blindata e lo proteggeva negli Anni di Piombo.
Menichelli era una delle pochissime persone di cui si fidava ciecamente, insieme alla segretaria Anna Azzolini. Ogni mattina Menichelli passava a casa Berlinguer (prima in viale Tiziano, poi in via Ronciglione a Ponte Milvio) con la pila dei giornali, mentre Berlinguer leggeva, lui accompagnava i figli a scuola.
Le famiglie si frequentavano: le figlie di Berlinguer (Bianca e Laura) consideravano Menichelli una figura paterna. Dopo la morte di Enrico, Menichelli accompagnò per due anni la figlia Laura a scuola con la sua Uno Bianca. Le due famiglie passavano insieme anche il Natale. Bianca Berlinguer ha detto più volte che Menichelli e gli altri della vigilanza erano una seconda famiglia e quando si sposò, fu proprio Alberto ad accompagnarla in Campidoglio.
Menichelli ha definito quegli anni “il periodo più bello della mia vita”. Dopo la morte di Berlinguer avvenuta l’11 giugno 1984 a Padova, di cui fu testimone diretto, disse spesso: “Quel giorno morì il mio partito”. Continuò però a tenere viva la memoria del leader attraverso l’associazione, mostre, eventi ed il libro di ricordi.
La vita privata di Alberto Menichelli
Da quello che si è scoperto, Alberto Menichelli era sposato ed aveva almeno due figlie, di cui una chiamata Laura. Infatti, Laura Menichelli ha rilasciato interviste dopo la morte del padre, e raccontato che per lui “la politica è finita con il PCI” e con la morte di Berlinguer.
Dove viveva?
Viveva stabilmente nel quartiere Cinecittà, nella zona est di Roma, vicino a Quadraro, dove aveva radici profonde e dove si trovava la sua sezione di partito, e lì rimase per tutta la vita.
Curiosità su Alberto Menichelli
– Era considerato una persona molto fedele e discreta, e ha raccontato spesso aneddoti sulla personalità riservata e timida di Berlinguer (per esempio, che prima dei comizi gli passava una piccola bottiglietta di whiskey per dargli coraggio).
– Menichelli nel suo libro, considerato un ritratto molto intimo ed umano del leader comunista, diverso dalle biografie ufficiali, ha descritto Berlinguer non solo come leader politico, ma come uomo, mettendo in evidenza la sua sobrietà, il rigore morale, la timidezza, la grande umanità del segretario e l’ironia. Tra i ricordi condivisi con i lettori, si trovano tra le pagine tanti piccoli gesti quotidiani, per esempio, la bottiglietta di whiskey che gli passava prima dei comizi per dargli coraggio.
– Nel libro “In auto con Berlinguer. Quindici anni con il segretario del PCI” , si è parlato anche del clima di minaccia terroristica degli anni di piombo (le Brigate Rosse pedinavano Berlinguer). In esso si descrive anche il drammatico resoconto ‘in diretta’ delle ultime ore di vita di Berlinguer: il comizio di Padova dell’11 giugno 1984 ed i momenti successivi.
– Alberto Menichelli era un uomo semplice, leale, discreto, con un forte senso del dovere verso il partito e verso Berlinguer come persona. Sacrificò molto della propria vita privata per quel ruolo.
– Nel film “Berlinguer. La grande ambizione” (titolo internazionale: The Great Ambition), diretto da Andrea Segre, uscito nel 2024, il personaggio di Alberto Menichelli è interpretato dall’attore Giorgio Tirabassi. Seppur personaggio secondario, si è evidenziato il suo ruolo, sottolineando l’aspetto umano e protettivo del rapporto tra i due, coerente con quanto Menichelli stesso ha raccontato nel suo libro e nelle interviste.